Maria Rocca, 1998-2001. Testo pubblicato in La Luce e il Segno di Serena
Aureli, Maria Rocca, Lamberto Salvan, edizioni AVE, Roma 2004. I brani sono
collegati all’opera installazione Il nome del 2004.
la
terra e il nome
La
campagna trasuda caldo,
dalla
sua anima.
Il
grano e le coltivazioni respirano dentro la terra e la espirano fuori,
l’aria, calda, che avvolge la mia dolce ostinazione.
Sono
una donna di ostinazione. Di azione continuata, insistente, orgogliosa.
Come è faticoso il lavoro della terra. Di terra secca, dura, difficile.
Terra di siccità che dal suo colore arido e aspro ha imparato a vivere.
Il
mio nome è il sacramento, l’invocazione ricevuta. Prima di me a
mia nonna, e prima di lei a tutte le altre donne. Tutte le donne che
sono state presenti.
Donna
sei il passato il presente il futuro.
Una
terra crepata, che così si distende, per essere pronta a ricevere
l’acqua, in sé, quando verrà.
Quando
verrà…
Il
mio nome esce da una di queste crepe.
la
mia eredità
Il
mio nome mi rimanda ad una terra.
Non
potrei pensare alla mia vita senza la concretezza della terra.
Così le radici profonde e salde nella terra non sono solo un’immagine evocativa.
La terra è lo spazio in cui muovermi, la materia da tener tra le mani, parte
di quel gioco che facevo da bambina.
Cercavo
con le mani nella terra i segni della presenza di qualcun altro. Ecco,
ricordo, che appena venuta ad abitare
in questo luogo dove ancora vivo, scavavo tra la terra, una terra
nuova, tutta da scoprire, tornando dopo interi pomeriggi da mia mamma
a mostrare i tesori.
Come un’archeologa che cercava i segni della vita. Vecchi pezzi di ceramica,
legno, plastica…
Ora
la terra mi parla della fatica e mi fa sentire una donna capace di questa
fatica. E tutto ciò lo devo alle persone che me l’hanno insegnato,
che me l’hanno testimoniato. Il mio nome è l’eredità. La più bella
che potessi ricevere.